DEF, Governo già in retromarcia rispetto a promesse del contratto

DEF, Governo già in retromarcia rispetto a promesse del contratto

Il ministro Tria, a due giorni dal consiglio Ecofin per l’Eurogruppo in Lussemburgo, si è guardato bene dall’inserire nella risoluzione al Def il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero e l’introduzione della flat tax.

Il libro dei sogni del governo giallo-verde, che Luigi Di Maio e Matteo Salvini avevano promesso di realizzare entro i primi cento giorni, se fosse stato tradotto dal ministro dell’Economia in un documento ufficiale del governo e del Parlamento italiano, avrebbe fatto nuovamente impazzire lo spread, mettendo seriamente a rischio i risparmi degli italiani.

Il vero senso politico che emerge dalla risoluzione al DEF presentata e votata dai partiti di maggioranza è che evidentemente sono proprio loro i primi a rendersi conto che non è possibile riepilogare le numerose e costosissime promesse del famoso contratto in un documento serio e ufficiale senza coprirsi di ridicolo e, al tempo stesso, senza mettere a rischio la tenuta finanziaria del Paese.

A diciannove giorni dall’insediamento di questo governo, anziché passare dalle parole ai fatti, sono già alla retromarcia pure sulle parole.
Per chi, come Forza Italia, giudica fondamentale e prioritaria la riduzione delle tasse sui redditi del ceto medio, da realizzare attraverso un progetto di flat tax graduale e sostenibile, è a dir poco preoccupante non vedere questo obiettivo apertamente richiamato, almeno per sommi capi, così come è stato fatto per quello di sterilizzazione degli aumenti di IVA e accise, solo perché altrimenti la tenuta della maggioranza imporrebbe di richiamare pure il reddito di cittadinanza, rendendo la risoluzione nel suo complesso una pericolosa farsa.

Per quanto tempo ancora il povero ministro Tria potrà nascondersi dietro il dito di Matteo Salvini che, con le politiche sulla sicurezza, ha fatto scomparire il già debole presidente Conte e sta seminando il caos nel M5S, facendo esplodere le contraddizioni interne di un movimento sempre più preoccupato per la debolezza di Luigi Di Maio?