Dl Dignità, decreto illiberale. Solo un pugno nello stomaco per le imprese

Dl Dignità, decreto illiberale. Solo un pugno nello stomaco per le imprese

Il decreto dignità è un pugno nello stomaco per le imprese, ma ancora di più per chi il lavoro rischia di perderlo o vorrebbe trovarlo. Invece di combatterlo questo è un provvedimento che favorisce il lavoro nero: disincentiva i contratti a tempo determinato, ossia i contratti legittimi che nulla hanno a che vedere col precariato degli “invisibili”. In questo modo sono improvvisamente a rischio un milione di contratti da rinnovare.

In queste ore il consiglio che i legali stanno dando alle imprese è quello di stare attente a rinnovare i contratti a termine. Con buona pace per la semplificazione e sburocratizzazione, e per la flessibilità.

Si punta sul dirigismo statalista invece che sul pragmatismo liberale. Una scommessa illogica e demagogica. L’opposto di quanto servirebbe oggi all’economia italiana per agganciare le altre economie dell’eurozona che sono in risalita.

La nostra filosofia è quella di liberare le aziende. La filosofia di questo decreto è l’opposto: imbrigliare, vincolare, prescrivere. È un decreto fondamentalmente illiberale. L’Italia passerà dal primato della crescita più lenta d’Europa, con il governo di centrosinistra, a quello della decrescita, col governo a trazione grillina.

Molti degli annunci contenuti nel programma giallo-verde si sono dissolti come neve al sole. E non poteva essere diversamente: non si vede ancora la flat tax,  non si vedono sgravi fiscali per i contribuenti. Sembra che il M5S e la Lega si siano dimenticati che la drammatica priorità di tutti gli italiani, e in particolare delle imprese, si chiama fisco. Si chiama meno tasse. Il nostro compito di opposizione è quello di ricordare alla Lega il rispetto del programma di centrodestra.

Non vediamo né l’abolizione di spesometro e redditometro, né quella estesa dello split payment. Non vediamo la riduzione strutturale del cuneo fiscale e tantomeno la semplificazione, razionalizzazione e riduzione degli adempimenti burocratici connessi alla gestione amministrativa del rapporto di lavoro. Riscontriamo anzi il contrario, attraverso la reintroduzione e l’esaltazione della causale per il rinnovo dei contratti a termine.