Decreto Sicurezza: da Forza Italia 100 emendamenti. Basta zone grigie dove lo Stato non arriva

Decreto Sicurezza: da Forza Italia 100 emendamenti. Basta zone grigie dove lo Stato non arriva

Sul decreto di sicurezza si dimostra la qualità della nostra opposizione. Un’opposizione scevra da pregiudizi contro questo governo, vigilante sui princìpi che sono alla base del programma elettorale del centrodestra da noi firmato con Lega e Fratelli d’Italia, e comunque attenta all’interesse dei cittadini.

Siamo consapevoli che la sicurezza è una delle vere priorità ed emergenze di questo Paese, e che richiede la massima serietà da parte certamente della maggioranza di governo, ma anche delle opposizioni. E la sicurezza è uno dei pilastri della nostra azione politica, in linea con una battaglia che non da ieri conduciamo nelle aule parlamentari e nel Paese. Che si richiama a princìpi di tutela del cittadino, di decoro urbano, di sicurezza delle città e di massimo rispetto e valorizzazione delle forze dell’ordine.

Purtroppo in questi giorni il caso di Desirée a Roma segnala l’urgenza e la drammaticità del problema generale del degrado urbano, della presenza di intere aree cittadine (non solo a Roma) che sfuggono completamente al controllo dello Stato, e nelle quali soprattutto i giovani vengono fagocitati in una rete criminale fondata sul business della droga e garantita nella sua impunità dalla latitanza colpevole delle istituzioni. San Lorenzo è ormai diventato l’emblema di tutti i quartieri metropolitani abbandonati al loro destino, di tutte le aree grigie cittadine nelle quali alligna non soltanto lo smercio di sostanze stupefacenti, ma la percezione di una diffusa assenza di vigilanza e controllo da parte dello Stato. Una situazione che è diventata intollerabile e della quale deve rispondere il governo di oggi come già in passato hanno sempre dovuto rispondere gli esecutivi di qualsiasi colore. Non è più tempo di vuote denunce ma di decisioni da assumere, di azioni da intraprendere, con il consenso della gente e il sostegno in Parlamento di opposizioni costruttive come la nostra.

Qualsiasi decisione questo governo intenderà assumere per riportare seriamente e concretamente l’ordine e la presenza dello Stato in tutte le San Lorenzo d’Italia, potrà contare sul sostegno del nostro partito e, in Parlamento, dei nostri rappresentanti. Il tema della sicurezza per Forza Italia non è negoziabile. Sull’incolumità dei cittadini non si scherza. Per questo, anche rispetto al decreto sicurezza, il nostro atteggiamento sarà rigoroso e costruttivo. Stanno a dimostrarlo i nostri emendamenti, coerenti con un’attività politica che portiamo avanti, a fasi alterne al governo e all’opposizione, da quando siamo nati. Sempre dalla parte dei cittadini per bene, sempre dalla parte delle forze dell’ordine. Senza sconti per nessuno. Conciliando da un lato una profonda adesione ai princìpi del garantismo liberale giudiziario e dall’altro l’intransigenza nel contrasto a qualsiasi forma di criminalità, nella ferma convinzione che l’ordine vada mantenuto e fatto rispettare a partire dalla cosiddetta criminalità “minore”, che minore non è.

Una posizione, la nostra, che si estende anche alla complicata gestione dell’immigrazione, in particolare di quella clandestina. Siamo stati e siamo ancora dalla parte del governo nel momento in cui si pone come baluardo contro un’immigrazione incontrollata e illegale che alimenta il traffico di esseri umani. Ma siamo anche fermi nel denunciare tutte le ipocrisie e ambiguità di prese di posizione che spesso assumono contorni di mera propaganda, senza effetti concreti. Mi riferisco per esempio alle promesse non mantenute circa l’assertività del governo sui flussi migratori davanti a una Unione Europea che continua a ignorare disinvoltamente e aggiungo spregiudicatamente gli allarmi e le legittime richieste di reale condivisione delle frontiere esterne dell’Europa. Non basta, infatti, dire che l’Europa deve rispettarci. Dobbiamo anche fare in modo che ci rispetti davvero. E non mi risulta che abbiamo finora ottenuto granché circa la redistribuzione equa degli immigrati, o la riforma dell’asilo politico nei Trattati di Dublino e il ripristino del sistema Schengen.

Su una cosa siamo assolutamente d’accordo con la Lega, anzi la nostra posizione è forse addirittura più netta: sull’abolizione totale di quella che viene chiamata “protezione umanitaria”. Questo è uno di quei casi in cui la scelta delle parole nasconde sotto la bontà della formula la stortura di una scelta che di fatto aiuta l’illegalità. Solo l’Italia regala questa “protezione umanitaria” a richiedenti asilo che altrimenti non avrebbero alcun diritto a restare nel nostro Paese. In troppi casi i migranti economici ottengono il permesso di soggiornare in Italia pur non avendone titolo e il tutto diventa un generalizzato colpo di spugna sui diritti e i doveri di chi arriva in Italia senza permesso. Questo non deve più succedere. Anche perché troppo spesso sotto protezione umanitaria finiscono immigrati che non avendo alcuna possibilità di sostentarsi, vengono arruolati dalla criminalità oppure sfruttati nel lavoro o addirittura come prestatori di sesso.

Ma veniamo al decreto sicurezza. Noi abbiamo parecchie proposte e ci aspettiamo che in parte vengano accolte, proprio perché rientrano nello spirito e negli obiettivi che si pone il provvedimento. Noi chiediamo, per esempio, la valorizzazione del parere dei Sindaci (da rendere obbligatorio) per l’allocazione dei migranti sul territorio e l’apertura in genere di centri d’accoglienza. Chiediamo il raddoppio della somma attualmente impiegata per la disponibilità dei braccialetti elettronici e che il relativo costo non superi quello giornaliero della permanenza di un detenuto in carcere. Noi chiediamo che le organizzazioni senza fini di lucro di ogni tipo, incluse le associazioni islamiche che fondano moschee, non possano ricevere alcun finanziamento da governi che neghino la libertà religiosa, i diritti umani o che diffondano incitamento all’odio per motivi razziali o religiosi, rivolto in particolare ai minori. Chiediamo che i ministri di culto, e mi riferisco agli Imam, siano cittadini italiani non collegati a formazioni terroristiche o alla criminalità organizzata. Chiediamo che venga davvero osservata ed eventualmente rinvigorita la norma che vieta mezzi di travisamento della persona. Chiediamo la possibilità di installare nelle città, in particolare in alcune aree sensibili, apparecchiature di controllo e prevenzione come i metal-detector. E chiediamo l’estensione dell’uso della pistola “taser” nei Comuni anche sotto i 100mila abitanti. Chiediamo sanzioni maggiori per chi non rispetta il decoro dei luoghi o occupi spazi che appartengono alla comunità. Chiediamo per consumatori e spacciatori di droga il divieto di accesso alle discoteche e ai locali da ballo. E la reclusione da 1 a 3 anni per chiunque organizzi o favorisca l’accattonaggio. Reclamiamo l’arresto fino a 3 anni e in flagranza di reato per chi persiste nella violazione delle norme contro il commercio abusivo con impiego di minori. Chiediamo più stringenti misure sul terrorismo di piazza.

Una speciale attenzione e la relativa istituzione di presidi ad hoc di polizia, pretendiamo a tutela dei cittadini e degli operatori sanitari negli ospedali. Siamo rimasti scioccati dalla frequenza e dalla gravità delle notizie sugli attacchi, concentrati in alcuni grandi nosocomi, al personale sanitario. A medici e infermieri. E soprattutto infermiere.

Un set importante di emendamenti, forse il più cospicuo, riguarda misure concretamente a favore delle forze dell’ordine. In termini anche economici perché la comunità nazionale deve garantire un riconoscimento tangibile all’azione che svolta quotidianamente dagli organi dello Stato in tutte le loro variegate ramificazioni e competenze.

Basta con la retorica del ringraziamento a parole che non si concretizza mai in riconoscimenti reali. Vogliamo che la gratitudine della comunità nazionale verso carabinieri, polizia e tutte le forze dell’ordine, inclusi i vigili del fuoco, sia concretamente rappresentata da misure di vantaggio e, banalmente, materiali. Assegni più consistenti a fine mese. Per la libertà, per la dignità e la giusta remunerazione di donne e uomini che ogni giorno affrontano la criminalità a costo della propria incolumità fisica e a volte, non di rado, della propria vita. Sembra ovvio dire che si è dalla parte di polizia e carabinieri. Lafollia è che in Italia così scontato non è. Episodi anche gravissimi, perseguiti dalla magistratura e dovuti al comportamento di singoli, non devono intaccare la considerazione che i cittadini hanno dei custodi dell’ordine pubblico. E la fiducia che si deve ai rappresentanti dello Stato che vigilano sulla nostra sicurezza.

Noi chiediamo l’estensione delle misure previste per il pagamento degli straordinari alle forze di polizia, anche ai vigili del fuoco e alla polizia lovale. Proponiamo che siano a carico dello Stato le cure e analisi per le patologie e gli eventi traumatici eventualmente subìti nello svolgimento dell’attività di servizio. Chiediamo l’incremento di 350 unità di dotazione organica della qualifica di Vigile del fuoco, e la concessione di benefici previdenziali per i vigili del fuoco esposti all’amianto. E chiediamo che vengano stanziati 1.2 miliardi per il 2019 e 1.7 miliardi a decorrere dal 2020 per nuove assunzioni di personale della Forze armate, di polizia e del corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Abbiamo letto un’intervista del ministro della Funzione pubblica, Giulia Bongiorno, in cui si parla di stanziamenti di 3 miliardi di euro per le forze dell’ordine. A noi, per la verità, risulta dal DEF che non ci siano affatto 3 miliardi a disposizione di poliziotti, carabinieri eccetera, ma appena 500 milioni. Noi vogliamo che ai titoli del DEF corrispondano i contenuti, che il documento di economia e finanza non sia un vuoto libro dei sogni frutto dell’ennesimo compromesso al massimo ribasso tra Lega e 5 Stelle sulla pelle degli italiani, o dell’annacquamento delle buone intenzioni pur di raggiungere l’improbabile o impossibile mediazione tra i due principali azionisti del governo.

Insomma, è chiara la direzione dei nostri emendamenti. Così come è chiara la nostra idea di legittima difesa dalla parte dei cittadini. Bisogna che tutti si sentano tutelati dallo Stato nel momento in cui proteggono sé stessi, la propria famiglia e i propri beni dall’aggressione di ladri e rapinatori. Non è possibile che sia i cittadini, sia le forze dell’ordine, nel momento in cui con successo reagiscono a una rapina, debbano essere terrorizzati dagli effetti giudiziari della loro reazione. Quasi che gli aggressori fossero loro.

Non ci sfugge che questo decreto presenta in alcune parti dei problemi di costituzionalità. E con i nostri emendamenti abbiamo inteso anche fornire dei suggerimenti per superare l’ostacolo. Poi, c’è anche tra di noi chi ha posizioni garantiste estreme, cioè in linea con un garantismo di principio che non accetta deroghe. In questa direzione vanno gli emendamenti che prevedono la perdita della cittadinanza per chi si macchia di gravissimi reati, non solo per gli immigrati regolari ma anche per i cittadini italiani. Così come altre proposte di correzione firmate da parlamentari di Forza Italia profondamente e sinceramente garantisti. Noi per primi che abbiamo una formazione liberale siamo consapevoli della difficoltà di definire il punto d’equilibrio tra libertà e sicurezza. Tra libertà individuale e sicurezza collettiva.

Ci rimboccheremo le maniche e come sempre saremo in Parlamento a rappresentare gli italiani nella richiesta di un decreto solido, rigoroso e giusto per restituire agli italiani la sicurezza perduta. Con proposte di correzione, alcune francamente non rifiutabili.