Il treno della vergogna, una macchia indelebile per Bologna

Treno della Vergogna

Il treno della vergogna, una macchia indelebile per Bologna

Oggi è la ricorrenza del treno della Vergogna, quel treno che il 18 febbraio del 1947 trasportava da Pola, stipati in un treno merci tra paglia e valigie di cartone, centinaia di profughi dalmati e istriani.
Erano italiani che scappavano dalle barbarie comuniste, in cerca di accoglienza e solidarietà. Una solidarietà che avrebbero dovuto trovare nella mia Bologna, visto che la Pontificia Opera di Assistenza e la Croce Rossa Italiana avevano preparato dei pasti caldi, da servire ai numerosi bambini e anziani presenti.

I disgraziati profughi però non potevano sapere che l’odio comunista da cui scappavano li aveva accompagnati e li aspettava proprio alla stazione successiva, quella di Bologna. 
In prossimità dell’arrivo in stazione, infatti, i ferrovieri aderenti alla CGIL ed iscritti al PCI, minacciarono lo sciopero se il treno si fosse fermato. Ai loro occhi non erano profughi disperati, ma “fascisti” e nemici del comunismo.
 
Così non appena il treno entrò in stazione, venne preso a sassate da giovani che sventolavano la bandiera rossa, i ferrovieri si accalcarono per lanciare pomodori e sputare sui propri connazionali, mentre altri rovesciarono sulle rotaie il latte destinato ai bambini e buttarono le vettovaglie nella spazzatura.
Nuovamente vittima della furia e dell’odio comunista, il treno e i suoi viaggiatori proseguirono la corsa alla volta di Parma, dove nel frattempo l’esercito aveva trasportato il cibo.
Qui si fermarono e vennero assistiti: una sosta che potè rafforzare il loro corpo ma non il loro spirito. Certe ferite, infatti, non si rimarginano mai.
Quella del treno della vergogna è una storia agghiacciante e ancora poco conosciuta, ma con cui molti ancora dovrebbero fare i conti. L’odio non ha nazione, spesso però ha un’ideologia ben chiara.