Il coronavirus e il suo impatto sui malati oncologici

Il coronavirus e il suo impatto sui malati oncologici

Nella tragedia Coronavirus ci sono persone che da questo dramma sono colpite ancora di più. Persone già malate, a cui il coronavirus ha moltiplicato i problemi, le difficoltà e le paure non solo per loro ma anche per tutti i loro cari.

Penso ai malati oncologici, che in Italia sono tanti, circa 3.460.025 secondo lultimo rapporto Aiom, il 5,3% dell’intera popolazione, e che già prima di questa emergenza erano impegnati in una sfida difficilissima, fatta di terapie invasive, operazioni chirurgiche e che talvolta si combatte lontani di casa. Non tutte le regioni infatti sono dotate di poli specializzati contro il tumore, così capita che cittadini del Sud siano costretti a percorrere centinaia di chilometri per avere una cura efficace contro il tumore.

E già questo elemento, la necessaria mobilità interregionale, ci fa riflettere sulle difficoltà di questo momento.
A questo si aggiunge un sistema sanitario già pieno di lavoro, con alcuni ospedali impegnati a fronteggiare l
emergenza COVID e questo determina un rallentamento di visite e analisi necessari ad alcune cure.

Inoltre c’è anche da considerare che chi soffre di queste patologie ha difese immunitarie più basse e quindi è più esposto alla contrazione del virus, con un tasso di mortalità inevitabilmente più alto della media: in persone già malate di tumore la mortalità del Coronavirus è del 7,6 per cento. Possiamo immaginare dunque le paure e le enormi preoccupazioni di chi sta affrontando tutto questo.

In questi giorni ho letto molte storie su questo tema, come quella di Marta, una mamma di 37 anni in cura a Roma, o quella di una bambina scozzese che mi ha profondamente colpita.

In rete sta girando limmagine di questa bimba di quattro anni che bacia il suo papà attraverso il vetro di una finestra. Uno scatto destinato a mio avviso a diventata il simbolo dellimportanza dellisolamento nella lotta al coronavirus. Lei si chiama Mila Sneddon, abita con la famiglia a Falkirk, in Scozia, e si sta sottoponendo alla chemioterapia. Scott e Lynda, i suoi genitori, hanno deciso che il modo migliore per proteggere la piccola dal virus sarebbe stato quello di separarsi, andando a vivere in case diverse.

In questo difficile periodo, come moltissime persone in questa problematica situazione, riescono a vedersi solo alla finestra o dallo smartphone. Spero che lo Stato riesca a trovare soluzioni rapide e concrete per aiutare tantissime persone che, come la famiglia Falkirk, si trovano a gestire una particolare difficoltà in un momento di emergenza globale.
Al governo chiedo quindi di attivare una unità di crisi come per i connazionali all’estero e di individuare gli strumenti per permettere a chi si sta curando lontano da casa, ma non solo, la continuità nelle cure.

Grazie come sempre al grandissimo lavoro svolto dai medici e operatori sanitari, che pur con tutte le difficoltà di questo momento, riusciranno a star vicino ai malati come se fossero la loro famiglia.A tutte i malati oncologici voglio esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza.
Ora più che mai non possiamo permettersi di lasciare indietro nessuno, soprattutto i più deboli!