La democrazia non può andare in quarantena

La democrazia non può andare in quarantena

Cari amici,

dall’inizio della crisi sono sempre rimasta a Roma, andando quotidianamente in Senato. Sono convinta, infatti, che come i cassieri, le forze dell’ordine, i medici, i trasportatori, gli infermieri e tutte le persone che sono in prima linea per fronteggiare la crisi e garantire i servizi essenziali, così anche noi non possiamo tirarci indietro quando in gioco c’è il futuro della nostra amata Italia.
Il Parlamento è un presidio fondamentale di democrazia e sento il dovere di rappresentare milioni di cittadini in questa fase di emergenza, migliorando quegli atti del governo che tanto impatto hanno oggi e avranno nel futuro della nostra nazione.
Questa mia visione trova piena corrispondenza nelle parole dell’ex presidente del Senato Marcello Pera e firmata da altri autorevoli professori e giornalisti, tra i quali, Paolo Becchi, Carlo Andrea Bollino, Eugenio Capozzi, Luigi Curini, Gaetano Cavalieri, Ginevra Cerrina Feroni, Marco Gervasoni, Corrado Ocone, Antonio Pilati, Francesco Perfetti, Giulio Terzi, Aurelio Tommasetti, Giorgio Zauli.

Condivido quindi molto volentieri il suo appello:

‘Tutti a casa’ è rimedio salutare secondo i medici, ma veleno per le istituzioni.
La pandemia sconvolge le nostre vite, cambia i nostri comportamenti quotidiani, colpisce i nostri affetti più consolidati, mortifica persino la nostra umana pietà. Ma non può uccidere le istituzioni, non può mettere in quarantena la democrazia, non può sospendere la Costituzione. Se è vero che siamo impegnati in una ‘guerra’, allora il Capo dello Stato, il Governo, il Parlamento devono essere i nostri avamposti. A loro sta la guida dell’esercito. E a loro sta dare quell’esempio di sacrificio, abnegazione, coraggio, determinazione, mobilitazione, che servono per vincere la guerra.

Il popolo italiano, responsabile e ammirevole, oggi è invece lasciato solo. Il Parlamento si riunisce a intermittenza; il Governo si convoca di notte e, sempre di notte, spiega mediante social media; il Presidente del consiglio limita diritti costituzionali tramite decreti poco discussi e frettolosamente convertiti; il conflitto tra Governo, Regioni ed Enti Locali sta raggiungendo livelli prima mai visti; e il Capo dello Stato è costretto ad assistere sgomento privo di poteri effettivi ad intervenire.

È vero che, come fece osservare più volte e inascoltato il Presidente Cossiga, la nostra costituzione è carente riguardo alle situazioni di emergenza. Ma questo non giustifica la fuga. Avvertiamo il bisogno che il capo dello Stato, da tutti apprezzata e riconosciuta autorità morale oltre che costituzionale, si rivolga formalmente e solennemente alla nazione richiamando le istituzioni alle loro responsabilità e le forze politiche alla collaborazione; che il governo si confronti realmente col Parlamento e in primo luogo con le opposizioni; e che il Parlamento si riunisca ad oltranza per svolgere la sua funzione di controllo.

Non può esserci una sospensione della democrazia. Se ci si rassegna oggi, si perde la libertà domani.