La Festa dell’Europa e il ricordo di Antonio Megalizzi

Oggi è la Festa dell’Europa, ed è giusto celebrarla col volto sorridente di Antonio Megalizzi, il ragazzo dell’Europa ucciso in Francia dai terroristi islamici come Valeria Solesin, vittima dell’atroce assalto al Bataclan. Facevano parte della generazione Erasmus, amavano la vita e l’Europa unita, che è necessaria perché – parole scandite in radio da Antonio – “lo dice la Storia”. E la Storia in effetti insegna che questa Unione contestata e invisa ha assicurato 70 anni di pace e di stabilità: ora mostra i segni del tempo e va riformata, ma se tornano i muri torneranno anche i conflitti. Per questo il sogno di Antonio e Valeria, quello di un’Europa “senza confini e senza pregiudizi”, non può morire col loro sacrificio, perché le alternative “sono inimmaginabili e potenzialmente tragiche”.

Milioni di ragazzi aspettano solo un’Europa che gli permetta di vivere, studiare, lavorare, fare impresa. Victor Hugo alla fine dell’Ottocento immaginò il giorno “in cui proiettili e bombe saranno rimpiazzati dai voti”. Quel giorno è arrivato, ma oggi lo celebriamo senza entusiasmo, travolti dalla crisi e dalla memoria storica perduta. Questa Unione, certo, è malata di burocrazia, spesso complica la nostra vita con leggine inutili, ma va cambiata, non demolita se vogliamo che i nostri figli abbiano un futuro migliore del nostro passato.