La ricezione di arretrati dello stipendio in un anno successivo a quello di maturazione dovrebbe essere un sollievo economico.
Grazie all’Articolo 17 del TUIR, infatti, questi importi non vengono sommati al reddito corrente (evitando l’aliquota IRPEF più alta), ma sono soggetti a tassazione separata. Si applica un’aliquota media calcolata sul reddito complessivo dei due anni precedenti a quello di percezione.

Il meccanismo, però, non è esente da piccole trappole per lo più poco conosciute. Per accedere alla tassazione separata, la legge è categorica: il ritardo nel pagamento deve essere dovuto a cause non dipendenti dalla volontà delle parti (come sentenze, rinnovi contrattuali o atti amministrativi sopravvenuti). Se i presupposti vengono meno, il rischio è la sovratassazione.
L’Agenzia delle Entrate è molto severa e restrittiva sul concetto di ritardo. La tassazione separata si applica solo se il ritardo è dovuto a cause oggettive straordinarie. Se il ritardo è considerato “fisiologico” (ossia un tempo di liquidazione ordinario o un ritardo tecnico non giustificato), non si applica il beneficio. In quel caso, l’INPS o il datore di lavoro potrebbero erroneamente applicare la separata, esponendo il lavoratore a futuri accertamenti e sanzioni.
Tassazione separata e stipendi arretrati: i rischi nascosti
La tassazione separata non è sempre conveniente. Se nel biennio di riferimento l’aliquota media applicata era più alta rispetto a quella ordinaria dell’anno di percezione, l’aliquota media applicata agli arretrati potrebbe risultare più alta, generando un costo maggiore e vanificando lo scopo del beneficio.

Il lavoratore si ritrova a pagare di più, nonostante l’intento di tutela della norma. Per ottenere la tassazione separata, è fondamentale che il datore di lavoro o l’ente erogatore (INPS) indichi esplicitamente e correttamente che gli arretrati sono soggetti a tassazione separata all’interno della Certificazione Unica (CU). Se questa indicazione manca, l’Agenzia delle Entrate, in assenza di prove contrarie, tratterà gli arretrati come reddito ordinario, sommandoli al reddito corrente. Il risultato è il cumulo e l’applicazione degli scaglioni IRPEF più alti, causando una tassazione più alta immediata.
Se la tassazione separata non viene applicata correttamente, il lavoratore subisce una tassazione più alta e deve affrontare la lunga burocrazia della rettifica. Per evitare problemi, il lavoratore deve vigilare sulla CU, ovvero richiedere al datore di lavoro di inserire l’indicazione esplicita nella Certificazione Unica. Poi bisogna tenere sempre la documentazione (sentenze, atti amministrativi) che giustifichi in modo oggettivo la causa del ritardo. Alla fine, occorre controllare la corretta applicazione della tassazione separata in sede di dichiarazione dei redditi.





