All’alba, la montagna trattiene il fiato: la festa è finita, restano fumo, nomi, domande. In piazza, tra candele e sciarpe tirate su fino agli occhi, si percepisce un silenzio che pesa più della neve.
Crans-Montana, ufficiale la quarta vittima italiana
Le luci dei locali sono spente. Le serrande tremano al vento. Ci si ferma davanti a una vetrina annerita e si capisce che qui non si parla di cronaca nera, ma di vita spezzata. Le autorità camminano con passo misurato. Raccogliere tracce, ascoltare testimoni, verificare carte. Le cause dell’incendio di Capodanno non sono ancora confermate. Gli inquirenti mantengono una linea prudente. È un’indagine tecnica e umana insieme.
Nel frattempo, la comunità discute
Il sindaco Nicolas Féraud respinge l’idea di un approccio permissivo. “I controlli ci sono,” è il messaggio. Nel Cantone Vallese, i Comuni gestiscono i controlli antincendio. Gli edifici aperti al pubblico devono ricevere ispezioni annuali. Il proprietario del Le Constellation, Jacques Moretti, ha però detto che il suo bar è stato controllato “tre volte in dieci anni”. Una discrepanza che conta. Il Comune di Crans-Montana ha già annunciato la costituzione di parte civile nel procedimento. Una scelta che pesa, perché sposta il discorso dal generico cordoglio alla responsabilità concreta.
Il quadro ufficiale
La polizia svizzera ha identificato 25 vittime. Tra i nuovi nomi, giovani svizzeri e svizzere: quattro diciottenni, due quindicenni, una quattordicenne; altri sei cittadini svizzeri di 31, 20, 18, 17 anni e due sedicenni. Ci sono anche un diciottenne rumeno, un trentanovenne francese, un diciottenne turco. È una geografia dolorosa, tipica dei luoghi di festa. A metà pomeriggio è arrivata la conferma che molti temevano: c’è una quarta vittima italiana. È la sedicenne milanese Chiara Costanzo. La famiglia è stata avvertita. Restano due italiani da identificare. Non ci sono ancora note ufficiali su dinamica personale o posizione all’interno del locale: meglio tacere che azzardare.
Alla cerimonia di oggi
L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha usato parole che non si dimenticano: non una disgrazia, ma una tragedia evitabile. Bastava più prevenzione, un minimo di buon senso. È un giudizio severo. E ci riporta all’essenziale: uscite di emergenza libere, capienze rispettate, materiali a norma, personale formato. Cose semplici, spesso trascurate quando la musica sale e la notte corre.
Responsabilità e domande aperte
Ci chiediamo tutti la stessa cosa: in un bar affollato, chi controlla davvero che le regole diventino pratica? Le ispezioni esistono, sì. Ma che cosa succede tra un verbale e l’altro? Un estintore spostato, una tenda infiammabile, un cavo sfilacciato possono valere una vita. Non abbiamo dati certi su eventuali violazioni specifiche del Constellation. Sappiamo però che il Comune si muove e che l’inchiesta giudiziaria avanza.
C’è un dettaglio che resta in mente
La sera di Capodanno tutti cercano un posto caldo, un brindisi, un abbraccio. È normale. Lo facciamo ogni anno. Forse per questo la parola “prevenzione” suona fredda. Eppure è proprio la prevenzione a difendere quel calore. Vale per i gestori, vale per chi entra: guardare le uscite, leggere le capienze, segnalare ciò che non torna. Non toglie poesia alla notte, la rende possibile.
E adesso?
In paese si riaccendono alcune insegne. Qualcuno passa a sistemare una maniglia, a liberare un corridoio. Piccoli gesti che, oggi, non sono più dettagli. Da qui in avanti, ogni luce che si accende dovrebbe farci pensare a una sola cosa: come trasformare un locale pieno di vita in un luogo davvero sicuro. È una domanda scomoda. Ma è l’unica che merita risposta.





