Nel giro di poche ore l’Italia ha cambiato volto: aria tagliente al Nord, pioggia fitta al Centro-Sud, neve dove ieri c’era fango. Le città rallentano, i fiumi si ingrossano, le persone si fermano e ascoltano il rumore dell’acqua, chiedendosi quanto durerà.
Una nuova allerta meteo corre lungo la Penisola. Domani, martedì 6 gennaio, la Protezione Civile ha disposto allerta arancione su parti di Lazio e Molise, e allerta gialla su gran parte del Centro-Sud, dalle Marche alla Sicilia, per dieci regioni. Il quadro è chiaro: freddo secco al Nord, nevicate a quote medio-basse tra Romagna, nord delle Marche e Appennino tosco-emiliano, piogge persistenti al Centro-Sud.
-20°C a San Giacomo in Val di Vizze, -19°C a Sesto Pusteria. Sull’Adriatico, Trieste vede i primi fiocchi: la Bora accelera e domani le raffiche potranno toccare i 100 km/h. In Toscana torna l’attenzione per la neve: attese imbiancate fino ai fondovalle dell’Alto Mugello, Casentino e Alta Val Tiberina, altrove tra 200 e 400 metri. In Abruzzo, il monitoraggio dei corsi d’acqua resta serrato; i Comuni tengono operative le strutture di emergenza, pronti ad attuare i piani.
Ad Ancona, un pino si è abbattuto su corso Amendola, colpendo auto al semaforo senza feriti. A Falconara Marittima, altri alberi caduti hanno bloccato la viabilità notturna. È crollata una parte del muro di recinzione del carcere di Barcaglione. Nell’area di Fabriano, i vigili del fuoco intervengono a decine di chiamate per piante spezzate e strade interrotte.
Il punto però si concentra qui. Roma si è risvegliata appesantita, quasi in apnea. Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza di allerta arancione su tutto il territorio: parchi e ville storiche chiusi; stop ad attività aggregative non agonistiche in aree pubbliche; interdizione delle zone sotto alberi e carichi sospesi; cimiteri chiusi salvo urgenze. Le raccomandazioni sono pratiche: evitare sottopassi, aree allagabili e seminterrati; non sostare a lungo sui balconi; massima prudenza alla guida e lungo le zone costiere.
È salito oltre le banchine, chiuse dalla protezione civile. Le ciclabili lungo le sponde sono sott’acqua. L’Aniene esondato all’altezza di Tivoli ha alzato l’indice di rischio nel Municipio V, soprattutto presso La Rustica. Ieri sera, un pino di oltre 20 metri è crollato in via dei Fori Imperiali, vicino al Colosseo e alla metro C: nessun ferito, ma l’immagine resta.
A Cassino, otto persone evacuate; nella zona industriale l’acqua ha raggiunto i 50 cm in alcuni immobili. A Ceprano è stato attivato il Coc, il Centro operativo comunale; a Castro dei Volsci una frana ha travolto un parcheggio, danneggiando quattro auto senza coinvolgere persone.
Questa mappa di criticità non è uniforme, e non pretende certezze dove i dati non ci sono. Ma un punto è verificabile: la città eterna oggi sembra fragile. Si chiudono cancelli, si rinviano passeggiate, si allungano i tempi. Eppure, in mezzo al rumore delle sirene, si sente anche altro: la cura minuta dei vicini, il saluto tra sconosciuti all’uscita di un sottopasso evitato per tempo, la prudenza che diventa comunità. Se domani il sole tornerà, la domanda resterà la stessa: cosa siamo disposti a cambiare perché l’acqua non debba ricordarcelo ancora?
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